Cette « compil’ » rassemble des textes publiés dans différents numéros de la revue Ni …
Ottima raccolta di testi che coprono in modo esaustivo il dibattito in ambito anarchico e marxista sulla "questione ebraica", sionismo e antisemitismo. Il libro si pone in un'ottica schiettamente anti-nazionalista, antireligiosa e di classe. Alcuni testi presenti nel volume, di origine tedesca e francese, permettono di comprendere il nucleo concettuale dei così detti "antitedeschi", un pensiero che a queste latitudini viene presentato in modo molto distorto e privo di spessore.
Ottima raccolta di testi che coprono in modo esaustivo il dibattito in ambito anarchico e marxista sulla "questione ebraica", sionismo e antisemitismo. Il libro si pone in un'ottica schiettamente anti-nazionalista, antireligiosa e di classe. Alcuni testi presenti nel volume, di origine tedesca e francese, permettono di comprendere il nucleo concettuale dei così detti "antitedeschi", un pensiero che a queste latitudini viene presentato in modo molto distorto e privo di spessore.
Mémoires d'Hadrien est un roman historique de l'écrivaine française Marguerite Yourcenar, publié en 1951. Ces pseudo-mémoires de l'empereur romain Hadrien …
Though it lasted for only six tense days in June, the 1967 Arab-Israeli war never …
Una ricostruzione di alto livello della Guerra dei Sei Giorni
5 stars
Mi sono avvicinato al libro con certi pregiudizi sull'autore, ex ambasciatore Israeliano negli USA nominato da un governo Netanyahu negli anni 00 e politico di area centrista negli anni successivi. Detto ciò la postura analitica assunta dall'autore tiene. Il libro ha una corposa appendice bibliografica in inglese, arabo, ebraico e russo ed è stato realizzato con decine di interviste, orali e scritte, a membri dei diversi stati in lotta tra la fine degli anni '90 e 'inizio degli anni 00. L'idea centrale del libro è che la causa profonda della guerra del '67 non sia stata nè nella volontà strombazzata da Nasser di distruggere Israele nè volontà espansioniste del governo Eshkol, la cui politica andava in tutta altra direzione, ma sia stata l'intreccio di diversi fattori:
la "guerra fredda araba" tra il blocco egiziano-siriano-iracheno (a guida Nasseriana) dei paesi con velleità di nazionalismo pan arabo e il blocco …
Mi sono avvicinato al libro con certi pregiudizi sull'autore, ex ambasciatore Israeliano negli USA nominato da un governo Netanyahu negli anni 00 e politico di area centrista negli anni successivi. Detto ciò la postura analitica assunta dall'autore tiene.
Il libro ha una corposa appendice bibliografica in inglese, arabo, ebraico e russo ed è stato realizzato con decine di interviste, orali e scritte, a membri dei diversi stati in lotta tra la fine degli anni '90 e 'inizio degli anni 00.
L'idea centrale del libro è che la causa profonda della guerra del '67 non sia stata nè nella volontà strombazzata da Nasser di distruggere Israele nè volontà espansioniste del governo Eshkol, la cui politica andava in tutta altra direzione, ma sia stata l'intreccio di diversi fattori:
la "guerra fredda araba" tra il blocco egiziano-siriano-iracheno (a guida Nasseriana) dei paesi con velleità di nazionalismo pan arabo e il blocco conservatore (Arabia Saudita e Giordania) che preferivano rafforzare i legami con l'occidente. Tale guerra fredda era diventata anche abbastanza calda con il conflitto Yemenita e gli egiziani che usavano gas tossici in quantità contro i villaggi yemeniti e le basi militari saudite. Il conflitto con Israele è stato usato dall'Egitto per spostare a proprio favore l'opinione pubblica dei paesi avversari e ha obbligato, obtorto collo, la monarchia Hashemita a partecipare alla guerra per non finire rovesciata
l'intervento sovietico che convince l'Egitto che Israele stia per attaccare la Siria e sia necessario rimilitarizzare il Sinai e bloccare gli stretti di Tiran, un falso clamoroso di cui i Russi non hanno mai dato conto a nessuno anche se sapevano di giocare con il fuoco
la sostanziale incapacità statunitense di imporre trattative di pace dovuta anche al fatto di non avere una leva sufficiente nè sull'Egitto nè su Israele (le relazioni statunitensi-israeliane in questo periodo sono piuttosto... complesse) e il contemporaneo disimpegno di De Gaulle dallo storico appoggio francese a Israele
la singolare capacità di Nasser di rimanere a un certo punto vittima della propria stessa propaganda e trasformare una vittoria politica senza sangue come quella ottenuta rimilitarizzando il Sinai e chiudendo lo stretto di Tiran in una clamorosa sconfitta
le politiche di rappresaglia israeliane per gli attacchi transfrontalieri delle organizzazioni nazionaliste palestinesi
Ecco, su questo ultimo punto secondo me emerge il bias dell'autore che prende in considerazione solo la disastrosa operazione di rappresaglia condotta a Samu' ed elide dal discorso lo stillicidio di operazioni di più piccola scala portate avanti negli anni precedenti.
Insomma: i conflitti vanno analizzati nel loro contesto e non in base a grandi narrazioni.
L'analisi del complesso gioco diplomatico e militare è comunque reso benissimo senza andare nei tecnicismi dei libri di storia più puramente militare, interessanti per nerd e addetti ai lavori.
Interessante l'analisi del day-after del conflitto in cui si mostra chiaramente come il governo Israeliano non avesse un piano di sorta per i territori conquistati, se non barattarli in cambio di trattati di pace con i vicini, tesi per il cui approfondimento rimanderei a un saggista come Gorenberg in "The accidental empire" (bello ma non esattamente di agile lettura) e ai capitoli iniziali di "The Yom Kippur War" di Rabinovich (bello e di agile lettura); nel mentre negli USA si facevano piani grandiosi per proporre una pax americana... non capendo nulla della situazione. Sottolineo che è interessante e non banale il tratteggio psicologico dei vari leader (e si ammette tranquillamente che Dayan continua a rimanere un mistero a tratti insondabile).
In definitiva una ricostruzione di alto livello, anche se con alcuni bias, del conflitto che ha veramente ridato forma al Medio Oriente, segnando il tramonto definitivo del nazionalismo pan-arabo, che lascerà il campo al nazionalismo palestinese propriamente detto e successivamente all'islamismo, lo stringersi delle relazioni israelo-statunitensi e la sussunzione definitiva di un conflitto regionale nel conflitto globale della Guerra Fredda.
Se uno si aspetta la presenza di elementi di classe nel libro può continuare ad attendere: l'autore è un liberale e a certe cose non è avvezzo. Ma è un liberale intelligente e quindi va studiato.
Troppo assoluto per accettare compromessi, troppo intransigente per accontentarsi di consolazioni, troppo impregnato di solidarietà per cercare giustificazioni nella scrittura, …
L’autobiografia di Emma Goldman, finalmente di nuovo disponibile in italiano in una nuova traduzione dal …
Monumentale
5 stars
Opera in 4 volumi, di cui 3 pubblicati ad Agosto 2025, traduzione, ottima, dal testo originale. Un lavoro editoriale di pregio per la riedizione dell'autobiografia di uno delle figure più eminenti della storia dell'anarchismo. Nell'autobiografia di Goldman non vi è differenza tra il personale e il politico e in questo sta la dimensione etica dell'autrice. Dai rapporti con i genitori alle relazioni della vita adulta, la ricerca continua della libertà, la critica alla famiglia e a tutte le relazioni sociali, l'essere presente da protagonista nelle lotte dei lavoratori e dei disoccupati, la lotta per il controllo delle nascite e per la libertà di parola, l'antimilitarismo, la costruzioni di reti internazionaliste. E oltre a questo il libro è uno spaccato del radicalismo statunitense di fine ottocento e inizio novecento tale è la quantità di figure con cui Goldman ha intergito. Una vita che ha attraversato a barra dritta i decenni a …
Opera in 4 volumi, di cui 3 pubblicati ad Agosto 2025, traduzione, ottima, dal testo originale. Un lavoro editoriale di pregio per la riedizione dell'autobiografia di uno delle figure più eminenti della storia dell'anarchismo. Nell'autobiografia di Goldman non vi è differenza tra il personale e il politico e in questo sta la dimensione etica dell'autrice. Dai rapporti con i genitori alle relazioni della vita adulta, la ricerca continua della libertà, la critica alla famiglia e a tutte le relazioni sociali, l'essere presente da protagonista nelle lotte dei lavoratori e dei disoccupati, la lotta per il controllo delle nascite e per la libertà di parola, l'antimilitarismo, la costruzioni di reti internazionaliste. E oltre a questo il libro è uno spaccato del radicalismo statunitense di fine ottocento e inizio novecento tale è la quantità di figure con cui Goldman ha intergito.
Una vita che ha attraversato a barra dritta i decenni a cavallo tra otto e novecento.
Un'impresa criminale spietata e un misterioso, inquietante avversario dagli occhi viola. Passano gli anni, ma …
Hap & Leonard non più in forma
No rating
Premettiamo il necessario: se già conoscete e apprezzate Joe Lansdale il libro si fa leggere volentieri e si fanno anche delle buone risate per le battute dei due protagonisti e la caratterizzazione dei personaggi. Ma leggendolo si nota che ha molto meno mordente di altri libri della fortuna serie sui due scapestrati investigatori texani, penso sopratutto a un Mucho Mojo o il Mambo degli Orsi, anzi sembra quasi che l'autore ci tenga a tutti i costi ad allungare il brodo tra improbabili deus ex machina che irrompono in scena e passaggi a mio giudizio forzati. Nota positiva sulla traduzione: il traduttore ha smesso di confodere i fucili ad azionamento a pompa con le doppiette a canna basculante come ha fatto in tutti gli altri romanzi, causando immancabilmente un attacco di nervi alla copia del De Florentiis* che ho in libreria. Ci sono voluti appena 15 anni. Bravo.
Insomma: se …
Premettiamo il necessario: se già conoscete e apprezzate Joe Lansdale il libro si fa leggere volentieri e si fanno anche delle buone risate per le battute dei due protagonisti e la caratterizzazione dei personaggi. Ma leggendolo si nota che ha molto meno mordente di altri libri della fortuna serie sui due scapestrati investigatori texani, penso sopratutto a un Mucho Mojo o il Mambo degli Orsi, anzi sembra quasi che l'autore ci tenga a tutti i costi ad allungare il brodo tra improbabili deus ex machina che irrompono in scena e passaggi a mio giudizio forzati.
Nota positiva sulla traduzione: il traduttore ha smesso di confodere i fucili ad azionamento a pompa con le doppiette a canna basculante come ha fatto in tutti gli altri romanzi, causando immancabilmente un attacco di nervi alla copia del De Florentiis* che ho in libreria. Ci sono voluti appena 15 anni. Bravo.
Insomma: se non avete mai letto niente della serie di Hap & Leonard non vi consiglio di iniziare da qua, se già conoscete e apprezzate l'opera di Lansdale il libro va benissimo per intrattenersi piacevolmente in una domenica di pioggia in cui tutti guardano la finale di Wimbledon.
Ps: Lansdale ha scritto anche dei bellisimi romanzo ad ambientazione tardo-western, li consiglio tutti.
autore de "Tecnologia delle armi da fuoco portatili", libro di riferimento per l'oplologia moderna italofona. L'autore è stato un tizio molto buffo che ha fatto anche la spia per conto dell'URSS rivelando segreti industriali dell'italia fascista per poi passare a scrivere libri sulle armi per Hoepli ed Enciclopedie Disney per Mondadori.
Per capire cosa è diventato Israele dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, dobbiamo …
170 pagine che aiutano a comprendere come si è evoluta la società israeliana negli ultimi 30; come da una società aperta a un processo di pace, che pure presentava grosse contraddizioni come quello degli accordi di Oslo, si è arrivati a una società vigorosamente spostatasi a destra, dove il nazionalismo religioso da fenomeno marginale è diventato forza politica in grado di orientare i governi. Non esistono libri che da soli possono spiegare storie complesse come quella del conflitto israelo-arabo (e poi israelo-palestinese) ma esistono libri che aiutano a fare chiarezza: "Fondato sulla sabbia" è tra questi.
170 pagine che aiutano a comprendere come si è evoluta la società israeliana negli ultimi 30; come da una società aperta a un processo di pace, che pure presentava grosse contraddizioni come quello degli accordi di Oslo, si è arrivati a una società vigorosamente spostatasi a destra, dove il nazionalismo religioso da fenomeno marginale è diventato forza politica in grado di orientare i governi.
Non esistono libri che da soli possono spiegare storie complesse come quella del conflitto israelo-arabo (e poi israelo-palestinese) ma esistono libri che aiutano a fare chiarezza: "Fondato sulla sabbia" è tra questi.
Narcotopia è la storia vera e mai raccontata dei Wa, una tribù birmana di ex …
Uno sconosciuto pezzo di mondo
5 stars
Saltare a piè pari la prefazione di Saviano e immergersi direttamente nella lettura del libro. Il libro è decisamente ben scritto, scorrevole, le 500 pagine se ne sono andate in pochi giorni. Vengono ripercorse le vicende dello Stato di Wa, stato non riconosciuto ufficialmente ma realtà di fatto da alcuni decenni, nella zona tra Birmania, Thailandia e Cina. Uno stato la cui economia si è basata prima sull'export di eroina e poi sull'export di amfetamina, non un semplice cartello della droga ma un vero e proprio narcostato a cui confronto i cartelli messicani sembrano dei teppistelli di quartiere, cresciuto in equilibrio tra Cina, Birmania, Thailandia e gli scontri interni alle varie agenzie USA (DEA e CIA che provano a farsi le scarpe a vicenda). Tra leader nazionalisti Wa di fede cristiano-battista, ex guerriglieri maoisti, brillanti e ossesivo-compulsivi narco-business sino-wa e agenti statunitensi emerge un'immagine di quale è stato il peso …
Saltare a piè pari la prefazione di Saviano e immergersi direttamente nella lettura del libro. Il libro è decisamente ben scritto, scorrevole, le 500 pagine se ne sono andate in pochi giorni. Vengono ripercorse le vicende dello Stato di Wa, stato non riconosciuto ufficialmente ma realtà di fatto da alcuni decenni, nella zona tra Birmania, Thailandia e Cina. Uno stato la cui economia si è basata prima sull'export di eroina e poi sull'export di amfetamina, non un semplice cartello della droga ma un vero e proprio narcostato a cui confronto i cartelli messicani sembrano dei teppistelli di quartiere, cresciuto in equilibrio tra Cina, Birmania, Thailandia e gli scontri interni alle varie agenzie USA (DEA e CIA che provano a farsi le scarpe a vicenda). Tra leader nazionalisti Wa di fede cristiano-battista, ex guerriglieri maoisti, brillanti e ossesivo-compulsivi narco-business sino-wa e agenti statunitensi emerge un'immagine di quale è stato il peso del traffico delle sostanze sud est Asia. Particolarmente interessante il racconto di come le agenzie statunitensi, nel loro agire, prima dettato dalla necessità del contenimento del "comunismo" (non riesco a non usare il virgolettato per lo stalinismo e i suoi derivati) e poi della war on drugs reaganiana (in un periodo di distensione dei rapporti con la Cina), abbiano creato i soggetti a cui poi hanno dichiarato guerra