Quando, un venerdì di novembre, Skippy si accascia sul pavimento durante una gara a chi …
L'ho preso perché dello stesso autore de "Il giorno dell'ape" promette bene anche se per il momento si vede che è stato scritto 15 anni prima sia per l'evoluzione dello stile che per i contenuti
L'ho preso perché dello stesso autore de "Il giorno dell'ape" promette bene anche se per il momento si vede che è stato scritto 15 anni prima sia per l'evoluzione dello stile che per i contenuti
Il migliore dell'officina Wu Ming da qualche anno a questa parte. Anche se, come in altri, si legge la volontà di parlare del presente ma rispetto ad altri libri più recenti è "gestita meglio". Bello l'intreccio delle trame e l'invenzione del Vino di latte. Bella la trama nel presente anche perché ben bilanciata rispetto al resto, le trame non vanno avanti da sole ma si sorreggono vicendevolmente. Insomma bello, poi sono zone che vivo quotidianamente e non è stato difficile rivedere i luoghi
Il migliore dell'officina Wu Ming da qualche anno a questa parte. Anche se, come in altri, si legge la volontà di parlare del presente ma rispetto ad altri libri più recenti è "gestita meglio". Bello l'intreccio delle trame e l'invenzione del Vino di latte. Bella la trama nel presente anche perché ben bilanciata rispetto al resto, le trame non vanno avanti da sole ma si sorreggono vicendevolmente. Insomma bello, poi sono zone che vivo quotidianamente e non è stato difficile rivedere i luoghi
Anni ottanta, a pochi chilometri da noi l’ultimo decennio …
Memorie delicate
4 stars
La cosa che mi ha colpito è che Ypi non scade mai né nella nostalgia né nella rimozione. Abbiamo vissuto gli stessi anni da due parti diverse di una barricata eppure fino alla caduta del regime era come se vivessimo due mondi diversi. Anche per me non è un giudizio ma mera constatazione. Il libro, dice l'autrice nel finale, era una riflessione su cosa sia la libertà e da questo punto di vista lo trovo molto fecondo poiché non da risposte o non pensa di averle trovate mostra come due mondi che si contrapponevano usando la libertà come arma di confronto non fossero poi liberi, entrambi seppur per motivi diversi. Ma cosa sia questa libertà lo descrive, credo, la vita dell'autrice stessa che pur uscendo da una famiglia di oppositori del regime socialista decide non di dimeticare ciò che la sua famiglia ha vissuto ma elaborare la propria vita e …
La cosa che mi ha colpito è che Ypi non scade mai né nella nostalgia né nella rimozione. Abbiamo vissuto gli stessi anni da due parti diverse di una barricata eppure fino alla caduta del regime era come se vivessimo due mondi diversi. Anche per me non è un giudizio ma mera constatazione. Il libro, dice l'autrice nel finale, era una riflessione su cosa sia la libertà e da questo punto di vista lo trovo molto fecondo poiché non da risposte o non pensa di averle trovate mostra come due mondi che si contrapponevano usando la libertà come arma di confronto non fossero poi liberi, entrambi seppur per motivi diversi. Ma cosa sia questa libertà lo descrive, credo, la vita dell'autrice stessa che pur uscendo da una famiglia di oppositori del regime socialista decide non di dimeticare ciò che la sua famiglia ha vissuto ma elaborare la propria vita e sposare comunque, almeno in parte, il marxismo.
Da New York al Medio Oriente, dal palazzo dell’Onu all’hotel Ritz-Carlton di Riyad, Giuliano da …
Si bella ok ma
2 stars
Forse questi potenti sono visti un po' troppo da vicino. È facile avere bias confermativi dal libro di da Empoli ma alla fine racconta solo la sua visione, le sue esperienze, più un diario personale con le sensazioni e le impressioni che l'autore ha avuto dall'incontro con qusti potenti che un libro che analizzi e racconti ciò che sta avvenendo. Non mi sono trovato, ma mi ci ero approcciato con tutt'altre aspettative. Non cercavo di entrare anche io nelle stanze del potere, cosa che invece è oggettivamente ben raccontata nel libro, ma cogliere dinamiche di politica internazionale che invece non ho trovato
Forse questi potenti sono visti un po' troppo da vicino. È facile avere bias confermativi dal libro di da Empoli ma alla fine racconta solo la sua visione, le sue esperienze, più un diario personale con le sensazioni e le impressioni che l'autore ha avuto dall'incontro con qusti potenti che un libro che analizzi e racconti ciò che sta avvenendo. Non mi sono trovato, ma mi ci ero approcciato con tutt'altre aspettative. Non cercavo di entrare anche io nelle stanze del potere, cosa che invece è oggettivamente ben raccontata nel libro, ma cogliere dinamiche di politica internazionale che invece non ho trovato
Un reportage a fumetti, in stile calcare, che racconta la storia di Ilaria Salis e …
Antifa!
No rating
Le opere di Zerocalcare mi piacciono sempre. È come se riuscisse sempre a confermare di essere se stesso. Ogni volta che leggo una sua graphic novel mi chiedo se non sarà quella in cui, ZC fa il salto e diventa più la forma delle citazioni anni '80 che il contenuto ma fino ad ora non è mai stata quella. Anche in questa riesce a trattare un tema molto serio con l'alternanza di momenti comici o quasi ma sopratutto senza mai alleggerire davvero. Come quando analizza e racconta la scelta sua e di molti compagni e molte compagne romane nei primi duemila di praticare l'antifascismo militante. Senza fronzoli, raccontando il perché profondo delle scelte, senza esaltare l'uso della violenza ma mostrando come quel gruppo di persone percepisse quella come l'unica scelta possibile, avvenuta anche dopo che tutte le altre erano state fallimentari. Non chiede approvazione o giustificazione, racconta ciò che è …
Le opere di Zerocalcare mi piacciono sempre. È come se riuscisse sempre a confermare di essere se stesso. Ogni volta che leggo una sua graphic novel mi chiedo se non sarà quella in cui, ZC fa il salto e diventa più la forma delle citazioni anni '80 che il contenuto ma fino ad ora non è mai stata quella.
Anche in questa riesce a trattare un tema molto serio con l'alternanza di momenti comici o quasi ma sopratutto senza mai alleggerire davvero. Come quando analizza e racconta la scelta sua e di molti compagni e molte compagne romane nei primi duemila di praticare l'antifascismo militante. Senza fronzoli, raccontando il perché profondo delle scelte, senza esaltare l'uso della violenza ma mostrando come quel gruppo di persone percepisse quella come l'unica scelta possibile, avvenuta anche dopo che tutte le altre erano state fallimentari. Non chiede approvazione o giustificazione, racconta ciò che è stato, o almeno il suo punto di vista, con grande sincerità.
"The debut of a major talent; a lyrical and emotional novel set in an archetypal …
Si ma no
1 star
La scrittura di Markely è davvero coinvolgente tanto che non ho abbandonato il libro. Ciò che secondo me non funziona molto è che è la trama orizzontale è troppo abbozzata, si vedono solo le vite dei 4 protagoniste tagliate tra passato e presente, i loro traumi, le loro vite più o meno disperate, la provincia americana tragicamete distrutta dalla crisi del 2008, la rabbia montante e spesso già latente che poi sfocia nel terrorismo interno, nella violenza razziale e di genere ben prima della vittoria di Trump. Il problema è che per raccontare questo, secondo me ma chi sono io per dirlo, le 540 pagine sono proprio troppe. Più volte mi sono trovato a pensare che il personaggio era stato ben tratteggiato (e spesso davvero bene) ma che l'autore si stesse crogiolando un po' nel dolore dei suoi personaggi. Come per il reduce Dan o l'attivista Bill. La brava Stacey …
La scrittura di Markely è davvero coinvolgente tanto che non ho abbandonato il libro. Ciò che secondo me non funziona molto è che è la trama orizzontale è troppo abbozzata, si vedono solo le vite dei 4 protagoniste tagliate tra passato e presente, i loro traumi, le loro vite più o meno disperate, la provincia americana tragicamete distrutta dalla crisi del 2008, la rabbia montante e spesso già latente che poi sfocia nel terrorismo interno, nella violenza razziale e di genere ben prima della vittoria di Trump. Il problema è che per raccontare questo, secondo me ma chi sono io per dirlo, le 540 pagine sono proprio troppe. Più volte mi sono trovato a pensare che il personaggio era stato ben tratteggiato (e spesso davvero bene) ma che l'autore si stesse crogiolando un po' nel dolore dei suoi personaggi. Come per il reduce Dan o l'attivista Bill. La brava Stacey ha un capitolo più fluente ma ancora una volta eccessivamente lungo per la profondità reale che viene data al personaggio. Tina invece è il capitolo migliore e, a memoria, mi sembra quello della lunghezza giusta. Infine il livello di retorica è troppo troppo alto, sopratutto nell'ultimo capitolo nel quale finalmente la trama orizzontale si mette davvero in moto ma a quel punto sembra una chiusura sbrigativa. Insomma è una versione molto molto molto meno riuscita de Il giorno dell'ape che, per assurdo, essendo più lungo da più spazio a una trama orizzontale che avvince e mi ha tenuto legato al libro