Graphic novel con la sceneggiatura di Bruno Bozzetto e i disegni di Grégory Panaccione. In …
Salvare il mondo è comico
4 stars
Conoscevo Bruno Bozzetto solo per il signor Rossi (it.wikipedia.org/wiki/Signor_Rossi) e l'ho conosciuto meglio alla mostra alla Cineteca Milano MIC, qui ho preso il libro. Mi piace molto lo stile ironico e leggero, non gridato. Non è un libro di denuncia o di satira ma ambientato in un mondo allo sfacelo da tanti punti di vista eppure non diventa mai dark comedy anzi mantiene sempre uno sguardo innocente e con speranza. I disegni di Pannaccione sono davvero belli e anche se non sono un gran lettore di graphic novel mi è piaciuto.
Conoscevo Bruno Bozzetto solo per il signor Rossi (it.wikipedia.org/wiki/Signor_Rossi) e l'ho conosciuto meglio alla mostra alla Cineteca Milano MIC, qui ho preso il libro. Mi piace molto lo stile ironico e leggero, non gridato. Non è un libro di denuncia o di satira ma ambientato in un mondo allo sfacelo da tanti punti di vista eppure non diventa mai dark comedy anzi mantiene sempre uno sguardo innocente e con speranza. I disegni di Pannaccione sono davvero belli e anche se non sono un gran lettore di graphic novel mi è piaciuto.
Ogni maestro è una luce e un’onda nello stesso tempo: è una luce perché allarga …
Un po' interessante un po' minestrina
2 stars
Il libro tocca temi interessanti e ha la piacevolezza di non cadere nella nostalgia. Più volte, pur mostrando i limiti della Scuola contemporanea, afferma la positività del movimento di contestazione degli anni '60, evitando quindi di rivendicare una scuola che, come afferma Recalcati, non aveva nulla di positivo. Di contro c'è un rifiuto un po' superficiale delle teorie libertarie, che liquida sempre come banali o comunque non approfondite, una un po' stucchevole tendenza a citare continuamente gli stessi autori, nel bene San Jacques Lacan nel male Foucault che rispetta ma del quale liquida le teorie sulla scuola senza voler comprendere l'aspetto politico delle proprie. La scuola dispositivo normativo, dice Recalcati, è in parte necessaria (e su questo mi pare abbia ragione) ma non è solo quello; la scuola, dice, è anche liberazione del desiderio. Sottostimando però le questioni strutturali, pur provenendo da un'area di critica del capitalismo mi pare, finisce …
Il libro tocca temi interessanti e ha la piacevolezza di non cadere nella nostalgia. Più volte, pur mostrando i limiti della Scuola contemporanea, afferma la positività del movimento di contestazione degli anni '60, evitando quindi di rivendicare una scuola che, come afferma Recalcati, non aveva nulla di positivo. Di contro c'è un rifiuto un po' superficiale delle teorie libertarie, che liquida sempre come banali o comunque non approfondite, una un po' stucchevole tendenza a citare continuamente gli stessi autori, nel bene San Jacques Lacan nel male Foucault che rispetta ma del quale liquida le teorie sulla scuola senza voler comprendere l'aspetto politico delle proprie. La scuola dispositivo normativo, dice Recalcati, è in parte necessaria (e su questo mi pare abbia ragione) ma non è solo quello; la scuola, dice, è anche liberazione del desiderio. Sottostimando però le questioni strutturali, pur provenendo da un'area di critica del capitalismo mi pare, finisce per non vedere come la scuola dovrebbe essere luogo di liberazione ma non lo è per volontà politiche che dipendono anche dalla struttura economica della nostra società. Il vero limite del libro però, a mio avviso, è non considerare la pedagogia. Autori come Paulo Freire o bell hooks che si sono interrogati proprio su come portare l'aspetto di liberazione nelle aule e si sono scontrat+ con le difficoltà di queste scelte, non sono considerati e, credo, sarebbero proprio il perno per ragionare sul passaggio da ciò che Foucault analizza e ciò che Recalcati immagina (che poi finisce per buttare addosso a quella minoranza, a suo avviso, di insegnanti che fanno male i "maestri" ma se sono una minoranza come è possibile che intacchino così tanto la scuola?)
Piero Villa, detto Biondo, è stato un ribelle, un militante politico nel pieno degli anni …
Nostalgjia
3 stars
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Piccoli spoiler qua e là, ciò che potreste non aspettarvi non inficia la lettura
Opinione da lettore e nient'altro che lettore: tre stelle che vorrebbero essere 2,5. La trama è buona e tiene lì ma c'è un livello di retorica a tratti difficile da sopportare. Sembra che lo scrittore di oggi voglia parlare al ragazzo di allora. Molte frasi sono quasi slogan, i dialoghi troppo conformi a quello che oggi vorremmo o pensiamo si siano detti allora. Teatrali con un senso di staticità, i personaggi sembrano interpretare un ruolo, eventi che compaiono più per necessità di incastrare la storia nella sua epoca che per far funzionare la trama (come la storia dei due compagni che si scoprono omosessuali evento però che non viene preparato nel testo, o l'addio del protagonstia al Mucchio che avviene con una linearità che le memorie non riportano, Nuvola il grandissimo amico che poi nella trama si vede pochissimo e che viene abbandonato con un paio di vaffanculi). Il riferimento a Ellroy è presente fin dalla collana, non mi ha fatto impazzire nemmeno American Tabloid ma in questa "versione" italiana la forma ingabbia troppo il contenuto. Ho letto da poco "Non mi sono fatto niente", per quanto siano due opere con intenti diversi (questa biografica, Romanzo Rosso fiction) il contrasto tra ciò che è stato davvero il Movimento degli anni '70 e ciò che ne riporta Corrias nel suo romanzo mi fa un po' storcere il naso.
Ho preso il libro più per la provocazione del titolo. Dopo la lettura mantengo la mia impressione sulle posizioni di Don Milani a partire da lettera a una professoressa: è sicuramente un progressista; vede le storture della società; la sua azione di riforma è concreta ma non definitiva. Anche sull'obbiezione di coscienza, critica e accusa gli eserciti ma manca, a mio modestissimo parere, la visione di classe che può portare a una eliminazione del problema alla radice e non solo a una presa di distanza individuale.
Ho preso il libro più per la provocazione del titolo. Dopo la lettura mantengo la mia impressione sulle posizioni di Don Milani a partire da lettera a una professoressa: è sicuramente un progressista; vede le storture della società; la sua azione di riforma è concreta ma non definitiva. Anche sull'obbiezione di coscienza, critica e accusa gli eserciti ma manca, a mio modestissimo parere, la visione di classe che può portare a una eliminazione del problema alla radice e non solo a una presa di distanza individuale.
Forse partivo con aspettative troppo alte. Avevo deciso di leggerlo perché dietro vi era la storia della dittatura argentina, o così avevo capito io, ma alla fine ho fatto davvero fatica a ritrovarla (mea culpa) e la storia in sé un continuo crescendo di ansia e aspettative su una tragedia ancora maggiore sempre incombente che però poi alla prova dei fatti non arriva, anzi lo scioglimento finale (quasi da risveglio da un sogno) mi ha lasciato un po' l'amaro in bocca.
Forse partivo con aspettative troppo alte. Avevo deciso di leggerlo perché dietro vi era la storia della dittatura argentina, o così avevo capito io, ma alla fine ho fatto davvero fatica a ritrovarla (mea culpa) e la storia in sé un continuo crescendo di ansia e aspettative su una tragedia ancora maggiore sempre incombente che però poi alla prova dei fatti non arriva, anzi lo scioglimento finale (quasi da risveglio da un sogno) mi ha lasciato un po' l'amaro in bocca.