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Drogo è un personaggio brutto, uno di quelli che mentre leggi un libro con più storie vuoi scrollarti di dosso presto, un riempitivo. Ecco, di un riempitivo è stato fatto un personaggio, lui non è niente, come niente arriva e come niente se ne va, senza aver compiuto nulla di notabile, senza che sia conosciuto o ricordato neanche quando dopo una vita di caserma e nonostante sia un graduato viene preso per il culo dai giovani che vanno in guerra a "morire da eroi", invidia anche il gesto stupido di Angustina che muore assiderato solo perché il momento era propizio a fare una fine degna. È tanto inutile che Buzzati gli fa saltare 25 anni di vita con una pagina a dimostrazione del fatto che vive in uno stato di stasi, attesa, del tutto trascinato dalla vita e dal tempo.

@twisterrm alla fine a me ha fatto compassione e pena. Vedersi la vita scorrere tra le dita senza voler o poter far nulla, con speranza passeggere che svaniscono sistematicamente aumentando l'apatia e la rassegnazione. La continua ricerca di un obbiettivo, di una fine grandiosa nell'attesa di un esercito nemico che non arriva mai se non quando è troppo tardi. Certamente un personaggio deprimente, mai soddisfatto, inconcludente e a tratti cinico, costretto a giocare un ruolo imposto (e in parte voluto e accettato). Mi ha colpito il momento in cui, tornando dalla città incontra un giovane ufficiale diretto alla fortezza, e si rende conto in quel momento, ricordando il suo arrivo, di tutto il peso degli anni, il ribaltarsi dei ruoli, la consapevolezza di essere diventato quello che non avrebbe mai voluto ("massimo quattro mesi" si diceva). Lo schiaffo in faccia dato dal tempo, che da giovane credeva infinito, fino a …

@twisterrm Arrivo veloce come Drogo nel mio commento, mi sembra giusto così. Non so dire se il libro mi è piaciuto oppure no. Questa per me è una rilettura, la prima volta lo lessi lo scorso anno e mi piacque. Riletto ora mi ha lasciato un retrogusto sgradevole. Forse dipende dal periodo che sto attraversando, e leggere di una continua sospensione in attesa di qualcosa di indefinito, qualcosa che non accadrà mai, una vita che scorre scivolando tra le dita, insomma non mi risuona bene ora come ora. Non lascia scampo, è pura inazione e inettitudine, ma senza il giudizio e lo sprone a scuotersi, a fare. L'inevitabilità di una vita inutile. In tutto questo non si salva nulla, e anche se ci si agita per fare, per trovare uno scopo, finisce in niente. Come gli appostamenti, vani e inconcludenti. Però Drogo come nome stupendo!