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La bambola by Ismail Kadare
Sullo sfondo dell'Albania della seconda metà del '900, l'autore ricorda il rapporto con sua madre e con la sua città …
Leggevo tanto, adesso meno, ma con più attenzione. Maremmana in cerca di fortuna.
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Sullo sfondo dell'Albania della seconda metà del '900, l'autore ricorda il rapporto con sua madre e con la sua città …
Con delicatezza e profondità, l'autore riesce a raccontare sé stesso, il rapporto con la madre, con Argirocastro e l'Albania e con la moglie Helena; sorprende la sincerità con cui parla di sé, creando l'illusione che mettersi a nudo sia una cosa facile e naturale. La "bambola" è la madre di Ismail Kadare; una donna dall'incomprensibile espressione di porcellana che porta con sé anche un'Albania antica, che cambia e si adatta alle nuove forme politiche, conosce il progresso e l'apertura, ma che conserva un'anima fedele a sé stessa.
Proverò (male) a recensire il libro come è scritto - tutto così a flusso di coscienza con frasi brevi brevi - e pensate ancora non c'era Twitter, non c'era Internet diffuso, non c'erano tutte le stronzate con cui l'umanità si è fatta fottere dal sistema dalla fine del secolo scorso a oggi, e adesso ci stupiamo pure perché infanti di 2 anni sono già lobotomizzati dalla TV spazzatura su Youtube. Costretti a sanguinare è un'autobiografia e una storia corale - è la storia di Marco "Philopat" Galliani e di tutta la sua compagnia - ed erano tanta gente, sempre qualcuno che usciva e uno che entrava, chi moriva e chi emigrava - in pratica stava morendo la grande contestazione del '68-'77 e tutta la gioventù adolescente della periferia di Milano cercava casa - solo che i vecchi kompagni autonomi stavano tutti rifluendo a vita privata con l'eroina o i patti …
Proverò (male) a recensire il libro come è scritto - tutto così a flusso di coscienza con frasi brevi brevi - e pensate ancora non c'era Twitter, non c'era Internet diffuso, non c'erano tutte le stronzate con cui l'umanità si è fatta fottere dal sistema dalla fine del secolo scorso a oggi, e adesso ci stupiamo pure perché infanti di 2 anni sono già lobotomizzati dalla TV spazzatura su Youtube. Costretti a sanguinare è un'autobiografia e una storia corale - è la storia di Marco "Philopat" Galliani e di tutta la sua compagnia - ed erano tanta gente, sempre qualcuno che usciva e uno che entrava, chi moriva e chi emigrava - in pratica stava morendo la grande contestazione del '68-'77 e tutta la gioventù adolescente della periferia di Milano cercava casa - solo che i vecchi kompagni autonomi stavano tutti rifluendo a vita privata con l'eroina o i patti col PSI di Craxi o direttamente in discoteca. Quindi che facevano 'sti ragazzi e ragazze di Baggio Giambellino Corsico Opera eccetera eccetera - insomma le zone tagliate fuori dalla Milano che conta? - Ascoltavano musica punk fra loro con le rare importazioni dall'Anglosfera - suonavano come potevano con i mezzi che avevano - stavano tutto il giorno fatti come procioni - le vacanze a Londra con i traveler's cheque falsi squattando in case bruciate - ogni paio di anni una persona che molla e una che arriva - le botte dai fascisti le botte dai kompagni stalinisti le botte dai genitori - i triangoli amorosi, la depressione, la scuola che non va - Philopat che scappa di casa e va a vivere in via Correggio 18, una delle prime case occupate politicizzate di Milano, e fra lui e i suoi amici via Correggio diventa anche uno dei primi centri sociali intesi come spazio aggregativo-culturale alternativo antisistema seguendo l'esempio contemporaneo del Leoncavallo - e giù sorrisi e pianti man mano che la storia dei punk si intreccia a quella degli occupanti e Costretti a sanguinare va a raccontare la stessa vicenda dall'altro punto di vista di Le radici del glicine. Storie di una casa occupata. E poi le persone che ci restano secche - i pestaggi delle guardie - i viaggi per fare i mega cortei antifa in Germania e in Sicilia - il finale aperto che segna il trapasso dall'ultima onda del Settantasette al reflusso degli Ottanta - la consapevolezza commossa e commovente che hai appena letto la Storia di noi che le nostre storie non possiamo averle. A rileggere tutto oggi sale il magone - perché nel 1984 il Grande Fratello ha vinto senza sparare un colpo - se non la distruzione di via Correggio - ma finché c'è nichilismo c'è punk e punk è anche speranza.
Il resoconto lucidissimo di una psicosi. L'autrice, sotto pseudonimo, racconta la sua esperienza con "gli operatori", personaggi vivissimi e poliedrici che hanno animato, infestato e a volte anche alleviato la sua mente per la durata della sua malattia. La precisione e la vividezza con viene descritta l'esperienza della schizofrenia rendono una testimonianza preziosissima. L'autrice è indubbiamente una persona fuori dall'ordinario; leggendo, sono rimasta sconvolta dal potere della sua mente, dall'intelligenza, la fantasia e le strategie che si esplicano in modi all'inizio assolutamente incomprensibili. Credo sia una lettura importantissima per chiunque voglia capire meglio come possa funzionare la schizofrenia, e la mente, in generale. Per me la lettura di "Operatori e cose" è stato un viaggio in luoghi interessanti, meravigliosi e molto più "logici" di quanto avessi immaginato. Lo consiglio vivamente; l'andamento è vivace ed è impossibile non entrare dentro il suo mondo.
Unica pecca dell'edizione, trovo che il commento finale …
Il resoconto lucidissimo di una psicosi. L'autrice, sotto pseudonimo, racconta la sua esperienza con "gli operatori", personaggi vivissimi e poliedrici che hanno animato, infestato e a volte anche alleviato la sua mente per la durata della sua malattia. La precisione e la vividezza con viene descritta l'esperienza della schizofrenia rendono una testimonianza preziosissima. L'autrice è indubbiamente una persona fuori dall'ordinario; leggendo, sono rimasta sconvolta dal potere della sua mente, dall'intelligenza, la fantasia e le strategie che si esplicano in modi all'inizio assolutamente incomprensibili. Credo sia una lettura importantissima per chiunque voglia capire meglio come possa funzionare la schizofrenia, e la mente, in generale. Per me la lettura di "Operatori e cose" è stato un viaggio in luoghi interessanti, meravigliosi e molto più "logici" di quanto avessi immaginato. Lo consiglio vivamente; l'andamento è vivace ed è impossibile non entrare dentro il suo mondo.
Unica pecca dell'edizione, trovo che il commento finale dello psicologo Michael Maccoby, coevo dell'autrice, sia intriso di quel classico sessismo anni '50 che me lo rende illeggibile e francamente fuori luogo.
Memorie reali, sotto pseudonimo, di una donna americana guarita dalla schizofrenia. Titolo originale: "Operators and things. The inner life of …
Un viaggio onirico nell'inconscio, il tentativo di rendere in forma scritta il processo primario sotto forma di "prose poetry", senza filtri e con una capacità evocativa disarmante. Una seduta di psicoanalisi, un viaggio dentro un'inconscio che diventa aperto, condiviso: L'amore, la sessualità, il desiderio e il rischio della follia sottoforma in prosa onirica. La "Casa dell'incesto" non è quello che ci si aspetta. Leggerlo è stata un'esperienza coinvolgente.
Purtroppo, ci sono alcuni refusi in questa edizione.
"But Jeanne, fear of madness, only the fear of madness will drive us out of the precincts of our solitude, out of the sacredness of our solitude. The fear of madness will burn down the walls of our secret house and send us out into the world seeking warm contact. Worlds self-made and self-nourished are so full of ghosts and monsters."
— La casa dell'incesto (House of Incest) by Anaïs Nin (Page 54)
Un viaggio onirico nell'inconscio, il tentativo di rendere in forma scritta il processo primario sotto forma di "prose poetry", senza filtri e con una capacità evocativa disarmante. Una seduta di psicoanalisi, un viaggio dentro un'inconscio che diventa aperto, condiviso: L'amore, la sessualità, il desiderio e il rischio della follia sottoforma in prosa onirica. La "Casa dell'incesto" non è quello che ci si aspetta. Leggerlo è stata un'esperienza coinvolgente.