La vicenda si svolge nel medioevo, nell’arco di sette giorni, in un monastero benedettino in …
Review of 'Il nome della rosa' on 'Goodreads'
5 stars
Onestamente non sono riuscito a capire perché mai tutta quella gente l'abbia comprato (letto non ci giurerei :-) ). Detto questo, io l'ho trovato favoloso, perché me lo sono letto a vari livelli contemporaneamente... e mi sono divertito col finto latino di Adso.
Onestamente non sono riuscito a capire perché mai tutta quella gente l'abbia comprato (letto non ci giurerei :-) ). Detto questo, io l'ho trovato favoloso, perché me lo sono letto a vari livelli contemporaneamente... e mi sono divertito col finto latino di Adso.
Il guaio di Benni, secondo me, è che non è capace a fare un libro. La storia principale è piuttosto fiacca, e le ultime pagine mostrano come si fosse trovato costretto a infilare una chiusa di un tipo qualunque. Ma chi se ne importa! Il libro lo si deve leggere per le digressioni, una serie di spassosissimi raccontini di un paio di pagine che formano un caleidoscopio di personaggi e avvenimenti. E poi volete mettere? lo si può leggere a spizzichi e bocconi senza preoccuparsi di avere perso il filo...
Review of "Professor Stewart's cabinet of mathematical curiosities" on 'Goodreads'
5 stars
Ultimamente Ian Stewart sembra voler superare il nostro Piergiorgio Odifreddi quanto a prolificità. Devo però dire che questa sua ultima fatica è davvero apprezzabile. Dai faldoni del professor Stewart è uscito fuori un libro che è un pot-pourri matematico, dai problemini classici alle brevi digressioni sui matematici e sui problemi della matematica: dalle barzellette matematiche alle digressioni tipo la "matematica light" all'interno del mio blog. Il risultato è sorprendentemente buono, forse anche perché stavolta Stewart se è limitato nei giochi di parole o forse perché sono stato più attento alla matematica che alle parole. La scelta di parlare di tutto, purché sia matematica, è secondo me vincente - naturalmente per chi la matematica l'apprezza - perché dà una inaspettata varietà. Vale insomma la pena di leggerselo, anche per chi come me conosce già la maggior parte del materiale.
Ultimamente Ian Stewart sembra voler superare il nostro Piergiorgio Odifreddi quanto a prolificità. Devo però dire che questa sua ultima fatica è davvero apprezzabile. Dai faldoni del professor Stewart è uscito fuori un libro che è un pot-pourri matematico, dai problemini classici alle brevi digressioni sui matematici e sui problemi della matematica: dalle barzellette matematiche alle digressioni tipo la "matematica light" all'interno del mio blog. Il risultato è sorprendentemente buono, forse anche perché stavolta Stewart se è limitato nei giochi di parole o forse perché sono stato più attento alla matematica che alle parole. La scelta di parlare di tutto, purché sia matematica, è secondo me vincente - naturalmente per chi la matematica l'apprezza - perché dà una inaspettata varietà. Vale insomma la pena di leggerselo, anche per chi come me conosce già la maggior parte del materiale.
Harry Potter and the Deathly Hallows is a fantasy novel written by British author J. …
Review of 'Harry Potter and the Deathly Hallows' on 'Goodreads'
5 stars
L'ultimo libro della saga del maghetto è fatto molto bene, non c'è che dire. Non mi sarei aspettato che la Rowling riuscisse a recuperare così tutti i fili della trama sparsi nei vari libri, comprese cose che io mi ero assolutamente dimenticato. Nelle ottocento e più pagine si parte con quella che è una classica quest, per finire con il redde rationem finale a Hogwarts tra Harry Potter e Lord Voldemort; nel corso del libro muoiono altri dei protagonisti, come del resto ci si poteva aspettare visti i libri precedenti. Se non avete ancora letto il libro, terminate qui la lettura; altrimenti potrete scoprire che il protagonista muore e poi risorge, che Snape abbia in realtà fatto il triplo gioco... per amore, e soprattutto che a vincere è l'amore, oltre che il sapere accettare il proprio destino. Personalmente non ho capito la logica di aggiungere il capitolo finale, e mi …
L'ultimo libro della saga del maghetto è fatto molto bene, non c'è che dire. Non mi sarei aspettato che la Rowling riuscisse a recuperare così tutti i fili della trama sparsi nei vari libri, comprese cose che io mi ero assolutamente dimenticato. Nelle ottocento e più pagine si parte con quella che è una classica quest, per finire con il redde rationem finale a Hogwarts tra Harry Potter e Lord Voldemort; nel corso del libro muoiono altri dei protagonisti, come del resto ci si poteva aspettare visti i libri precedenti. Se non avete ancora letto il libro, terminate qui la lettura; altrimenti potrete scoprire che il protagonista muore e poi risorge, che Snape abbia in realtà fatto il triplo gioco... per amore, e soprattutto che a vincere è l'amore, oltre che il sapere accettare il proprio destino. Personalmente non ho capito la logica di aggiungere il capitolo finale, e mi è parso che alcuni dei personaggi si siano persi per strada; ma sono delle piccolezze.
Review of 'Mathematical brain benders' on 'Goodreads'
2 stars
Questo è il secondo volume di problemini matematici - ma anche non matematici: la seconda parte del libro comprende "quickies" di ogni tipo - di Stephen Barr. Non è che però sia il massimo: un po' perché il libro è piuttosto vecchiotto e lo si sente, un po' almeno per me legato al fatto che l'inglese usato è piuttosto ostico, e soprattutto perché i problemi matematici tendono ad essere un po' troppo legati alla geometria, spesso anche solida, per risultare di mio gradimento. Visto il costo del libro, non è certo stata una grande perdita; però non mi sento di consigliarlo.
Questo è il secondo volume di problemini matematici - ma anche non matematici: la seconda parte del libro comprende "quickies" di ogni tipo - di Stephen Barr. Non è che però sia il massimo: un po' perché il libro è piuttosto vecchiotto e lo si sente, un po' almeno per me legato al fatto che l'inglese usato è piuttosto ostico, e soprattutto perché i problemi matematici tendono ad essere un po' troppo legati alla geometria, spesso anche solida, per risultare di mio gradimento. Visto il costo del libro, non è certo stata una grande perdita; però non mi sento di consigliarlo.
Review of 'Problem solving through recreational mathematics' on 'Goodreads'
3 stars
L'idea di questo libro è di parlare di matematica a partire dai problemi ricreativi. Nei vari capitoli si inizia a presentare alcuni di questi problemi, invitando il lettore a cercare di risolverli; poi vengono man mano introdotti i concetti che sono nascosti dietro i problemi stessi e si termina con una serie di esercizi (alcuni, ma non tutti, hanno un aiuto, una traccia di soluzione oppure una risposta).
Di per sé l'idea non è affatto stupida, tenuto anche conto che alcuni degli argomenti trattati - i grafi e le equazioni diofantine, per esempio - non fanno certo parte dei programmi scolastici, penso nemmeno negli USA. La sua messa in pratica però mostra parecchi difetti, primo tra tutti la ripetitività di dover fare più volte lo stesso tipo di ragionamento, che stufa in breve tempo anche se la formulazione dei problemi è sempre piacevole. Diciamo che a mio parere il libro …
L'idea di questo libro è di parlare di matematica a partire dai problemi ricreativi. Nei vari capitoli si inizia a presentare alcuni di questi problemi, invitando il lettore a cercare di risolverli; poi vengono man mano introdotti i concetti che sono nascosti dietro i problemi stessi e si termina con una serie di esercizi (alcuni, ma non tutti, hanno un aiuto, una traccia di soluzione oppure una risposta).
Di per sé l'idea non è affatto stupida, tenuto anche conto che alcuni degli argomenti trattati - i grafi e le equazioni diofantine, per esempio - non fanno certo parte dei programmi scolastici, penso nemmeno negli USA. La sua messa in pratica però mostra parecchi difetti, primo tra tutti la ripetitività di dover fare più volte lo stesso tipo di ragionamento, che stufa in breve tempo anche se la formulazione dei problemi è sempre piacevole. Diciamo che a mio parere il libro è piu utile per un insegnante che voglia proporre ai suoi studenti un'esposizione un po' diversa e quindi si metta a scegliere quello che ritiene più importante.
In Meta Math!, Gregory Chaitin, one of the world's foremost mathematicians, leads us on a …
Review of 'Meta Math!' on 'Goodreads'
4 stars
Gregory Chaitin si definisce un matematico quasi-empirista, filosofeggiante sulle orme di Leibnitz. Non credetegli troppo, se non per la parte filosofica. In questo libro più che di matematica si parla di metamatematica, e l'unica parte che può essere vista come empirista è data dal fatto che le dimostrazioni sono generalmente evitate, e Chaitin preferisce fare dei bei riquadroni manco avesse da fare dei lucidi. Il sottotitolo del libro, "Alla ricerca di Omega", è dovuto al fatto che il culmine del libro è la definizione di Ω, il numero che codifica la probabilità che un programma scelto a caso e fatto girare con input casuale su un computer prefissato termini. Ω ha un valore ben preciso per ogni computer dato, ma è impossibile sapere quale, e non sappiamo nemmeno quanto possiamo approssimarlo: paradossalmente, pur essendo perfettamente definito, è anche perfettamente casuale. L'approccio di Chaitin è non convenzionale, riprendendo molti risultati del …
Gregory Chaitin si definisce un matematico quasi-empirista, filosofeggiante sulle orme di Leibnitz. Non credetegli troppo, se non per la parte filosofica. In questo libro più che di matematica si parla di metamatematica, e l'unica parte che può essere vista come empirista è data dal fatto che le dimostrazioni sono generalmente evitate, e Chaitin preferisce fare dei bei riquadroni manco avesse da fare dei lucidi. Il sottotitolo del libro, "Alla ricerca di Omega", è dovuto al fatto che il culmine del libro è la definizione di Ω, il numero che codifica la probabilità che un programma scelto a caso e fatto girare con input casuale su un computer prefissato termini. Ω ha un valore ben preciso per ogni computer dato, ma è impossibile sapere quale, e non sappiamo nemmeno quanto possiamo approssimarlo: paradossalmente, pur essendo perfettamente definito, è anche perfettamente casuale. L'approccio di Chaitin è non convenzionale, riprendendo molti risultati del XX secolo in chiave informatica; a parte l'astrattezza, che uno si può aspettare, non mi è piaciuto per nulla lo stile di scrittura, troppo enfatico e pieno di parole e frasi in neretto, ma soprattutto di punti esclamativi. Si vede che io sono un matematico più sobrio.
Michele Emmer è un matematico, figlio del regista Luciano Emmer. Insomma, una persona geneticamente e culturalmente adatta per un libro come questo, con sottotitolo "Arte Cinema Teatro e Matematica" e avente come filo conduttore... un labirinto, la traccia dei pensieri di Emmer. Ci sono delle chicche davvero belle, soprattutto nelle sezioni dedicate all'architettura e al cinema che non si trovano praticamente mai nelle varie trattazioni dedicate a queste arti, e tanto meno nei tomi matematici. Però ho trovato un po' scocciante vedere una caterva di citazioni con un'indicazione solamente vaga dell'opera da cui sono state tratte; e ho trovato parecchio scocciante in un paio di casi vedere la stessa citazione a poche pagine di distanza, segno di una mancata rilettura. Insomma, luci ed ombre.
Michele Emmer è un matematico, figlio del regista Luciano Emmer. Insomma, una persona geneticamente e culturalmente adatta per un libro come questo, con sottotitolo "Arte Cinema Teatro e Matematica" e avente come filo conduttore... un labirinto, la traccia dei pensieri di Emmer. Ci sono delle chicche davvero belle, soprattutto nelle sezioni dedicate all'architettura e al cinema che non si trovano praticamente mai nelle varie trattazioni dedicate a queste arti, e tanto meno nei tomi matematici. Però ho trovato un po' scocciante vedere una caterva di citazioni con un'indicazione solamente vaga dell'opera da cui sono state tratte; e ho trovato parecchio scocciante in un paio di casi vedere la stessa citazione a poche pagine di distanza, segno di una mancata rilettura. Insomma, luci ed ombre.
Review of 'Il matematico in giallo' on 'Goodreads'
3 stars
Se siete amanti dei gialli, avrete sicuramente trovato qualche libro in cui si magnificano le doti scientifiche dell'investigatore di turno, oppure si commentano malevolmente quelle del cattivo di turno. In questo libro Carlo Toffalori, da buon matematico, si mette a verificare se e come questi giudizi sono meritati oppure no, principalmente dal punto di vista della matematica ma a volte da quello della scienza in senso generale. Oggettivamente non è che i famosi detective della narrativa ci facciano una gran bella figura, e allo stesso tempo la descrizione della matematica presente nei libri gialli è così stereotipata da essere ben lontana dalla realtà. Aggiungiamo poi il fatto che soprattutto nelle traduzioni degli anni '60 e '70 le poche descrizioni tecniche venivano (casualmente?) cassate nell'edizione italiana, e capirete come il panorama sia desolante.<br />Purtroppo, nonostante alcuni spunti interessanti come il riscrivere la storia della dimostrazione dell'Ultimo Teorema di Fermat come se …
Se siete amanti dei gialli, avrete sicuramente trovato qualche libro in cui si magnificano le doti scientifiche dell'investigatore di turno, oppure si commentano malevolmente quelle del cattivo di turno. In questo libro Carlo Toffalori, da buon matematico, si mette a verificare se e come questi giudizi sono meritati oppure no, principalmente dal punto di vista della matematica ma a volte da quello della scienza in senso generale. Oggettivamente non è che i famosi detective della narrativa ci facciano una gran bella figura, e allo stesso tempo la descrizione della matematica presente nei libri gialli è così stereotipata da essere ben lontana dalla realtà. Aggiungiamo poi il fatto che soprattutto nelle traduzioni degli anni '60 e '70 le poche descrizioni tecniche venivano (casualmente?) cassate nell'edizione italiana, e capirete come il panorama sia desolante.<br />Purtroppo, nonostante alcuni spunti interessanti come il riscrivere la storia della dimostrazione dell'Ultimo Teorema di Fermat come se fosse un giallo, il libro dopo un po' soffre di una certa ripetitività, e alcuni degli incisi di Toffalori sono piuttosto gratuiti. Insomma, procuratevelo solo se siete amanti dei gialli (o della matematica!)
La drammatica denuncia del Dott. Bernardo Caprotti, Presidente e socio fondatore di Esselunga, la prima …
Review of 'Falce e carrello' on 'Goodreads'
4 stars
Lo scorso inverno almeno noi milanesi siamo stati subissati di articoli sul libro-denuncia scritto da Bernardo Caprotti, padre padrone dell'Esselunga, contro il "potere Coop". Con la calma che è la virtù dei nati stanchi, finalmente mi sono messo a leggerlo, partendo dal sanissimo principio "meglio sapere che non sapere". Che dire a chi è indeciso se prenderlo o no? Beh, liber omnis divisus est in partes tres. L'introduzione di Geminello Alvi la si può saltare a piè pari senza perdere nulla, a meno che uno non voglia sapere quanto Geminello Alvi sia bravo e intelligente e gli altri tutti stupidi e comunisti... ma allora prendetevi un libro suo, no? Più utile la parte finale, con Stefano Filippi che racconta le biografie dei quattro principali esponenti Coop oggetto del j'accuse di Caprotti: Mario Zucchelli, Pierluigi Stefanini, Turiddo Campaini, Bruno Cordazzo. Ma naturalmente il succo è il testo di Caprotti: quello che …
Lo scorso inverno almeno noi milanesi siamo stati subissati di articoli sul libro-denuncia scritto da Bernardo Caprotti, padre padrone dell'Esselunga, contro il "potere Coop". Con la calma che è la virtù dei nati stanchi, finalmente mi sono messo a leggerlo, partendo dal sanissimo principio "meglio sapere che non sapere". Che dire a chi è indeciso se prenderlo o no? Beh, liber omnis divisus est in partes tres. L'introduzione di Geminello Alvi la si può saltare a piè pari senza perdere nulla, a meno che uno non voglia sapere quanto Geminello Alvi sia bravo e intelligente e gli altri tutti stupidi e comunisti... ma allora prendetevi un libro suo, no? Più utile la parte finale, con Stefano Filippi che racconta le biografie dei quattro principali esponenti Coop oggetto del j'accuse di Caprotti: Mario Zucchelli, Pierluigi Stefanini, Turiddo Campaini, Bruno Cordazzo. Ma naturalmente il succo è il testo di Caprotti: quello che scrive e quello che <em>non</em> scrive. Innanzitutto, a parte i vezzi come scrivere "ebbimo", dalle sue parole si capisce che per lui l'azienda è la vita. Gli utili sono importanti ma secondari; i dipendenti sono un male purtroppo ancora necessario; ma quello che conta davvero è l'azienda. Da quando dice alla madre "da domani non verrò più quassì nella nostra ditta tessile, perché ho scoperto che il retail è il mio campo", a quando racconta di come sia sempre stato pronto a tutte le innovazioni tecnologiche, anticipando di anni il codice a barre per i prodotti, a quando ultraottantenne non solo non vende ai comunisti delle Coop - l'anticomunismo è il suo chiodo fisso, e il suo odio verso Prodi secondo me è stato esacerbato dall'allearsi di quest'ultimo con gli odiati nemici - ma nemmeno a Wal-Mart o Tesco, "perché quelli non hanno la cultura della vendita". Ma in filigrana si vede anche quello che manca. Non ho problemi ad accettare come vero il suo atto di accusa, anche per quel poco di LegaCoop che ho conosciuto direttamente, ma faccio notare che Esselunga non la si trova a Torino, dove le Coop non sono certo forti, e nemmeno in Veneto, dove le Coop sono bianche. Qualcosa vorrà ben dire... Il tema dei vantaggi fiscali e no delle Coop è troppo complicato da spiegare in una recensione, ma sembra usato come scusa per non parlare della gestione interna dei supermercati (che anch'essa è qui fuoritema). In definitiva, un libro sicuramente da leggere ma altrettanto sicuramente da non prendere per oro colato.
Review of 'La congettura di Poincaré' on 'Goodreads'
4 stars
Quando Grigori Perelman rifiutò il milione di dollari che il Clay Institute gli aveva assegnato per la dimostrazione della Congettura di Poincaré, la notizia raggiunse le prime pagine di tutti i giornali. Non che la gente sapesse che diavolo fosse questa congettura, a dire il vero; ma l'idea di tutti quei soldi li stuzzicava. Fortunatamente ci sono stati alcuni matematici che hanno pensato non tanto di raccontare la dimostrazione quanto di riuscire a dare uno sguardo generale sui temi trattati, per dare almeno un'idea di quello di cui si stava parlando. Donal O'Shea ci è riuscito benissimo con questo suo libro: dopo l'incipit molto americano ero un po' prevenuto, ma lo stile del resto dell'opera è molto chiaro, e conduce man mano il lettore a capire il contesto in cui il problema nacque e fiorì, comprese le implicazioni con la relatività generale; il tutto con un ampio apparato di note …
Quando Grigori Perelman rifiutò il milione di dollari che il Clay Institute gli aveva assegnato per la dimostrazione della Congettura di Poincaré, la notizia raggiunse le prime pagine di tutti i giornali. Non che la gente sapesse che diavolo fosse questa congettura, a dire il vero; ma l'idea di tutti quei soldi li stuzzicava. Fortunatamente ci sono stati alcuni matematici che hanno pensato non tanto di raccontare la dimostrazione quanto di riuscire a dare uno sguardo generale sui temi trattati, per dare almeno un'idea di quello di cui si stava parlando. Donal O'Shea ci è riuscito benissimo con questo suo libro: dopo l'incipit molto americano ero un po' prevenuto, ma lo stile del resto dell'opera è molto chiaro, e conduce man mano il lettore a capire il contesto in cui il problema nacque e fiorì, comprese le implicazioni con la relatività generale; il tutto con un ampio apparato di note utili per chi volesse saperne di più. In fin dei conti la congettura di Poincaré parla anche del nostro universo: afferma infatti che se il nostro universo non è infinito e si comporta come pensiamo faccia allora è in un certo senso l'equivalente quadridimensionale di una sfera. Servirà a qualcosa? Probabilmente no, ma la matematica non si preoccupa certo della cosa. La traduzione è scorrevole, ma in qualche punto (non matematico, a dire il vero) mi ha dato l'idea di essere stata tirata un po' via, come nelle "poesie in cinque versi" che probabilmente sono limerick. Troppa semplicità fa male...
Review of 'Mathematical miniatures' on 'Goodreads'
4 stars
Risolvere i problemi matematici che vengono dati alle varie competizioni non è facile. Non tanto perché "sono matematici", come qualche malfidente che odia la matematica potrebbe pensare, ma perché "sono matematici", nel senso che non esiste un metodo standard per risolverli, o altrimenti un vero matematico non si divertirebbe a farli. Questo libro contiene una cinquantina di questi problemi, tutti commentati con una spiegazione di quali possono essere le linee di attacco per risolverli. Beh, quasi tutti: ogni cinque problemi c'è infatti il "coffee break", con problemini da risolvere al volo (ma state tranquilli, c'è la soluzione anche di questi!). Devo dire che metà dei problemi non mi sono piaciuti molto, ma all'interno ci sono delle vere gemme. Inutile poi dire che questo libro è consigliato solo ai pochi pazzi che si divertono con queste cose, non è certo per le masse!
Risolvere i problemi matematici che vengono dati alle varie competizioni non è facile. Non tanto perché "sono matematici", come qualche malfidente che odia la matematica potrebbe pensare, ma perché "sono matematici", nel senso che non esiste un metodo standard per risolverli, o altrimenti un vero matematico non si divertirebbe a farli. Questo libro contiene una cinquantina di questi problemi, tutti commentati con una spiegazione di quali possono essere le linee di attacco per risolverli. Beh, quasi tutti: ogni cinque problemi c'è infatti il "coffee break", con problemini da risolvere al volo (ma state tranquilli, c'è la soluzione anche di questi!). Devo dire che metà dei problemi non mi sono piaciuti molto, ma all'interno ci sono delle vere gemme. Inutile poi dire che questo libro è consigliato solo ai pochi pazzi che si divertono con queste cose, non è certo per le masse!
Review of 'The Riddles of the Sphinx' on 'Goodreads'
5 stars
Il mercato librario è qualcosa di incredibile. Questo libro è del 2007 e della Penguin: eppure me lo sono dovuto procurare con Abebooks, cioè pescando tra i remainders. Non ho capito il motivo di un'accoglienza così fredda; l'unico appunto che gli potrei fare è che non è né carne né pesce, perché i capitoli storici sono inframmezzati da capitoli di giochi, scontentando più o meno tutti; da chi come me non osa nemmeno cimentarsi in un cryptic puzzle, cioè nelle parole crociate con definizioni in salsa britannica, a coloro a cui non potrebbe importare di meno sapere che il gioco del 15 non è affatto una creazione di Sam Loyd, come si legge ovunque, e il grande enigmografo statunitense aveva la cattiva abitudine di appropriarsi dei giochi altrui senza citare la fonte. Dal mio punto di vista la parte per così dire storica, con i ritratti dei più importanti "giochisti", …
Il mercato librario è qualcosa di incredibile. Questo libro è del 2007 e della Penguin: eppure me lo sono dovuto procurare con Abebooks, cioè pescando tra i remainders. Non ho capito il motivo di un'accoglienza così fredda; l'unico appunto che gli potrei fare è che non è né carne né pesce, perché i capitoli storici sono inframmezzati da capitoli di giochi, scontentando più o meno tutti; da chi come me non osa nemmeno cimentarsi in un cryptic puzzle, cioè nelle parole crociate con definizioni in salsa britannica, a coloro a cui non potrebbe importare di meno sapere che il gioco del 15 non è affatto una creazione di Sam Loyd, come si legge ovunque, e il grande enigmografo statunitense aveva la cattiva abitudine di appropriarsi dei giochi altrui senza citare la fonte. Dal mio punto di vista la parte per così dire storica, con i ritratti dei più importanti "giochisti", è quella riuscita meglio: faccio però una piacvole eccezione per l'ultimo capitolo, dove viene presentata una pletora di giochi logici giapponesi almeno metà dei quali mi era totalmente sconosciuta.