La società senza dolore

Perché abbiamo bandito la sofferenza dalle nostre vite

96 pages

ISBN:
978-88-584-3570-0
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Il mondo contemporaneo è terrorizzato dalla sofferenza. La paura del dolore è così pervasiva e diffusa da spingerci a rinunciare persino alla libertà pur di non doverlo affrontare. Il rischio, secondo Han, è chiuderci in una rassicurante finta sicurezza che si trasforma in una gabbia, perché è solo attraverso il dolore che ci si apre al mondo. E l’attuale pandemia, argomenta il filosofo tedesco-coreano, con la cautela di cui ha ammantato le nostre vite, è sintomo di una condizione che la precede: il rifiuto collettivo della nostra fragilità. Una rimozione che dobbiamo imparare a superare. Attingendo ai grandi del pensiero del Novecento, Han ci costringe, con questo saggio cristallino e tagliente come una scheggia di vetro, a mettere in discussione le nostre certezze. E nel farlo ci consegna nuovi e più efficaci strumenti per leggere la realtà e la società che ci circondano.

1 edition

Cosa ci hanno tolto togliendoci il dolore

Uno di quei saggi densi, ma al contempo accessibile. Pur non esente dai "tecnicismi" della filosofia, si lascia leggere anche dai non addetti ai lavori - certo, sarà necessario tornare spesso indietro di un paragrafo, ma è giusto così. È un'analisi precisa del concetto di dolore, di come (ipersemplificando e banalizzando) definisca la vita. Di come la società odierna cerchi di escluderlo, e le conseguenze che ciò ha sull'animo umano.

Per me è il primo libro di Byung-Chul Han, ma di certo non sarà l'ultimo.

Se non l'avete letto, fatelo.

Il dolore fa male ma non è un (e men che meno il) male

Ho letto prima Infocrazia, che mi è sembrato la prosecuzione del discorso fatto qui. Arguto, tagliente. Certo, accessibile. E cristallino? Si, ma un po' meno. In una manciata di pagine nel capitolo "ontologia del dolore" è un po' tecnico, specialistico e il senso di qualche frase ancora non sono sicuro di averlo afferrato bene. È un libro eccellente. Quella mezza stella in meno è solo per dire che Infocrazia è addirittura meglio.