paperback, 226 pages
italiano language
Published July 5, 1991 by Rizzoli.
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italiano language
Published July 5, 1991 by Rizzoli.
Da dieci anni, Barth prima, pol | Vonnegut, Barthel-me, Guss hanno creato una narrativa che s'è chia-mata «postmodernista». Essi non deformano il lin-guaggio, accantonano Joyce, ma si servono dell'in-creare mondi di pura iridescenza, vicende barocche che sono purissimi, ilari giochi in cui tempo e spazio si arricciolano, si contorcono, si sperdono e ricompongono, dando per scontato (e qui il gioco diventa serio, vedantico), che veglia e sogno sono facce della stessa irrealtà, e più se ne mostra la confluenza e la fusione, più si è prossimi alla verità. A questo punto entra in scena Ishmael Reed, e comincia a tessere allo stesso modo scintillante, coltissimo, gergale i suoi romanzi, che sono lo strumento linguistico e letterario d'elezione della rinascita negra. Non quella politica: il comizio, la ri-vendicazione, il servizio sociale non c'entrano; con Reed si esprime finalmente la metafisica negra, salvata fortunosamente attraverso secolari orrori, nei rituali vudú o hoodoo …
Da dieci anni, Barth prima, pol | Vonnegut, Barthel-me, Guss hanno creato una narrativa che s'è chia-mata «postmodernista». Essi non deformano il lin-guaggio, accantonano Joyce, ma si servono dell'in-creare mondi di pura iridescenza, vicende barocche che sono purissimi, ilari giochi in cui tempo e spazio si arricciolano, si contorcono, si sperdono e ricompongono, dando per scontato (e qui il gioco diventa serio, vedantico), che veglia e sogno sono facce della stessa irrealtà, e più se ne mostra la confluenza e la fusione, più si è prossimi alla verità. A questo punto entra in scena Ishmael Reed, e comincia a tessere allo stesso modo scintillante, coltissimo, gergale i suoi romanzi, che sono lo strumento linguistico e letterario d'elezione della rinascita negra. Non quella politica: il comizio, la ri-vendicazione, il servizio sociale non c'entrano; con Reed si esprime finalmente la metafisica negra, salvata fortunosamente attraverso secolari orrori, nei rituali vudú o hoodoo d'America. È una cultura metafisica, infinitamente più profonda e arguta del congegni per pensare (aristotelici o storicisti) dell'Occidente, e per la prima volta con Reed la derisione del bianco (storicista e aristotelico) non è lesi-nata ma è anzi cantata, rullata, zufolata, e anche enunciata in tono dotto: i loa, gli archetipi concepiti dal vudú, sono infinitamente più ricchi e significativi e coerenti delle macchine concettuali discorsive della civiltà bianca, alle quali Reed oppone le invisibili persone che incarnano gli archetipi e che possono manifestarsi durante i riti, ca-valcando gli officianti che si offrano al loro ritmo, al loro colore, al lo-ro timbro, al loro particolare messaggio. Tutta la civiltà moderna ap-pare, grazie al capovolgimento di prospettiva, una fiera della vanità e della paura, la sua storia un intersecarsi di trame di incappucciati grotteschi. Non sarà questa la verità della storia, ma è un'allucina-zione nata dalla conoscenza di certe verità sulla storia recente. Per la prima volta la modernità può riflettersi in occhi diversi, l'uomo bianco ha l'occasione di gettare le stampelle su cui si regge da se-coli, facendo, con Reed, le più singhiozzanti, liberatrici risate su se stesso.
ELÈMIRE ZOLLA